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Epoca Romana

Epoca romana
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Dal IV secolo a.C., dopo le guerre sannitiche, l'isola passò con Napoli sotto il dominio romano, e divenne centro di attività commerciali e manifatturiere. Oltre al sito di origine greca di Pithecousae (località Mazzola sopra Lacco Ameno), è stato infatti individuato in località Carta Romana, presso l'isolotto del Castello, un insediamento industriale comprendente una fonderia di piombo e stagno (da qui il nome di Aenaria) e una fabbrica di vasellame. Il sito, oggi a 5-7 metri sotto il livello del mare, sprofondò per bradisismo verso il 130-150.
Nell'immaginario latino l'isola era associata anche alla figura di Enea, che qui avrebbe fatto scalo[3]. Virgilio la identificò con Arime, isola citata nell'Iliade (II, 783).
Qui trovò rifugio Caio Mario inseguito da Silla. Per punire i napoletani di ciò, Silla sottrasse l'isola al loro dominio assoggettandola direttamente al Senato di Roma. Qualche decennio dopo, tuttavia, Augusto la restituì alla città di Napoli, tenendo per sé la prediletta Capri.
Saccheggi e scorrerie 
Con la decadenza dell'impero, Ischia rimase esposta ai saccheggi barbarici: nel 389 Alarico dalla Svezia invade la Campania e l'isola è saccheggiata. Un secolo dopo, nel 496 è la volta di Genserico; due generazioni dopo, nel 574, è Alboino a saccheggiare l'isola, non difesa in alcun modo dall'impero bizantino di cui almeno nominalmente, con Napoli, faceva parte.
Tra il IX e il X secolo l'isola è esposta alle scorrerie del saraceni: di quella di agosto dell'812 si ha memoria in una lettera del papa Leone III a Carlo Magno; un'altra è ricordata nell'847, quando alcuni navigli pirati rifugiati ad Ischia per una tempesta sono distrutti dai Sorrentini che avevano in precedenza subito attacchi, e un'altra ancora nel 991.
I saraceni non erano interessati a conquiste permanenti: le loro scorrerie erano infatti finalizzate al saccheggio e non all'occupazione. Così gli ischitani svilupparono varie tecniche di resistenza, il cui fulcro era il castello, fortificato già da Gerone I nel V secolo a.C.: all'avvistamento delle imbarcazioni saracene gli abitanti dei casali di campagna venivano avvisati dal suono della tofa, usata a mo' di corno, che si diffondeva da un casale all'altro, e si mettevano in salvo come potevano - rifugiandosi nel castello, se abbastanza vicini, o in grotte scavate nel tufo, o disperdendosi per le campagne.


Interno Castello Aragonese Ischia


I Normanni 
Fino al 1130 Ischia segue le sorti di Napoli sotto i Duchi, finché nel 1135, Ruggero il Normanno saccheggia l'isola, nuovamente invasa da Tancredi, il cui figlio Guglielmo III fu vinto da Arrigo il Severo. Nel 1194 genovesi e pisani invadono l'isola e, occupato il Castello Aragonese (presente sull'isola dal 474 a.C.), consegnano l'isola ad Arrigo VI.La Roccaforte del Castello Aragonese di Ischia

Martedì 21 Maggio 2013
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